Il mercato cinematografico 2017

 In Economia della cultura

Il 2017 è stato certamente un anno critico per la distribuzione cinematografica italiana: tutti i dati sono negativi rispetto all’anno precedente, incassi, spettatori, quota di mercato dei film italiani e infine anche peso relativo dei film d’autore, per quanto questo dato sia di tipo soggettivo prima che oggettivo.

Nel 2017 gli incassi sono stati 92.336.963 per un incasso totale di 584.843.610, il  -12,38% rispetto al 2016  -7,07 rispetto al 2015. La quota dei film made in Usa è stata del 66,28% sul totale, e quella italiana del 17,26% con un calo del 10% e più rispetto all’anno prima, in cui c’è stata una droga dovuta alla presenza del film di Checco Zalone, che con i suoi incassi fuori misura modifica sensibilmente la situazione, ma comunque un calo che indica la debolezza del nostro cinema, che oramai è quasi scomparso dai mercati internazionali. Noi non riusciamo più  a esportare né il cinema di genere che tanto successo ebbe nel secondo dopoguerra fino agli anni 80 (sia con generi che hanno prodotto film di altissima qualità, come alcuni della commedia all’italiana, o i western di Sergio Leone, sia con il cosiddetto cinema di serie B, dall’horror italiano, agli spaghetti western), né ci riusciamo con il cinema d’autore, che sempre nel secondo dopoguerra ha fatto scuola: Fellini, Antonioni, Visconti non hanno eredi e i pochi cineasti italiani che ancora hanno un mercato estero, comunque non hanno il seguito dei predecessori, vedi Sorrentino, Garrone, Tornatore, che dopo alcuni successi, non ripetono i risultati. Tutti segnali di un cinema in crisi, in cui latitano i produttori, si esauriscono i grandi autori, non nascono talenti nel cinema di genere. Anche i successi tutti nostrani delle recenti commedie e film comici, mostrano la corda, come dimostra lo scarso appeal dei cinepanettoni o dei film comici affidati ai personaggi televisivi, che nel 2017 hanno presentato tutti cattive performance.

Si sa, il mercato cinematografico è anche frutto del caso, bastano un paio di grandi successi – vedi appunto Zalone – per cambiare lo scenario, ma la situazione è quella: una crisi che non vede vie d’uscita. Occorrerebbe, anche in questo caso come in altri settori dell’economia, una politica industriale: un rilancio della produzione anche con visibilità internazionale è obbligatoria. Una politica industriale significa indirizzare gli sforzi di finanziamento con direttive chiare, senza premiare chiunque con finanziamenti senza ragione e senza merito. Significa fare una politica della formazione: il settore dell’audiovisivo  e del multimediale è uno di quelli maggiormente rivoluzionati dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in Italia siamo stati i migliori artigiani del cinema, per diventare i migliori tecnologi serve gusto, senso estetico, tradizione, ma anche nuove competenze, chi è in grado di svilupparle? Serve marketing, che dica dove va il mercato, quali sono i generi e le caratteristiche utili a vincere sui mercati internazionali.  Servono imprenditori visionari, non gestori di finanziamenti pubblici. Serve sinergia con i mercati della televisione (le serie tv sono la grande novità), con quelli del video gioco, che sono produttori nuovi di immaginario.

Cosa c’è in Italia di tutto questo? siamo rassegnati a un futuro di irrilevanza nella nuova battaglia mondiale per conquistare i cuori del mercato internazionale?

*I dati citati sono fonte Anica Cineter

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