Lo storytelling in politica

 In Storytelling

Lo storytelling è stato protagonista non solo di un nostro workshop, ma un po’ di molte delle altre parti formative, sia quando si è parlato di video giornalismo, che di editoria online. E lo storytelling è una modalità di comunicazione che si può usare in molti campi, per promuovere un prodotto o una località, per presentare un progetto, per costruire un’offerta politica. anche la politica usa da sempre lo sttoytelling, anche se non l’ha necessariamente chiamato così.

Raccontare una storia è il più antico e efficace modo per dare ordine alla realtà, per trovare un senso al caos e comunicarlo agli altri. Fare storytelling nella politica significa questo: dare ai valori che vengono rappresentati una logica, logica che possa essere condivisa e comunicata. Ogni politico di successo ha costruito e comunicato la propria storia  e intorno a questa storia ha costruito il suo consenso.  Una storia che si rispetti inizia con un problema che si pone di fronte a un personaggio: la soluzione del problema costituisce il plot narrativo, lo svolgimento della vicenda, o meglio, il racconto della soluzione.  E ovviamente, ogni storia che si rispetti richiede uno o più cattivi che si oppongono all’eroe, che vogliono impedirgli la soluzione del problema.

Ci sarebbero altri elementi da valutare, ma ce ne basta un altro per definire le nostre condizioni di un buon storytelling, stabilire il genere. I generi sono tradizionalmente i seguenti:

  • Epica: eroe in ricerca, che deve superare difficoltà per compiere la sua impresa (Odissea) (i predatori dell’arca perduta, Il signore degli anelli)
  • Dramma: vittime che combattono contro le sfortune fino al finale: vivere o morire (Amleto) (La vita è bella)
  • Melodramma: eroi diventati vittime o vittime che diventano eroi: riportare le cose allo stato iniziale  (Prometeo incatenato) (Il fuggitivo)
  • Commedia: protagonisti che con astuzia, garbo, intelligenza raggiungono i loro obiettivi (Anfitrione) (Pretty woman)

Nella politica italiana contemporanea possiamo dire che l’epica è appartenuta al primo Berlusconi, quello della discesa in campo, in cui i nemici – i comunisti – volevano impedire all’Italia di prendere slancio, quello slancio che le poteva dare chi già aveva dimostrato il suo eroismo vincendo altre battaglie in altri campi. La sua abilità negli affari e il suo disinteresse, avrebbero portato a vincere anche questa battaglia. Ma l’epica è il genere di Kennedy e della sua Nuova Frontiera, con la sua lotta alla miseria e alle discriminazioni, con la fiducia nella scienza e nello spirito americano, veri armi magiche contro il nemico, visto qui in due forme, il comunismo internazionale e il conservatorismo in patria.

Il dramma è stato invece usato come narrazione dai tecnici,  prima Ciampi e poi Monti, due economisti prestati alla politica in un momento in cui la posta è la vita o la morte (della Nazione e della sua economia), e in cui solo l’aiuto magico dell’alleato Europa – severo e rigoroso – avrebbe portato alla conclusione positiva della storia. Il dramma è la storia narrata da Churchill – la crime e sangue – per battere il nazismo.  Ma il dramma è stato il genere di tutte le rivoluzioni, si combatte per rivoltare il sistema esistente, aiutati da strumenti magici come il marxismo  o la fiducia nei Lumi.

Il melodramma è la storia di chi è abbattuto e vuole risorgere, la storia del secondo Berlusconi, quello dell’attraversamento del deserto, del tradimento della legittimità del voto, della riconquista di ciò che è stato perso con l’inganno. Ed è la storia tragica del popolo tedesco narrata da Hitler, con i nemici del giudaismo e del capitalismo che vogliono impedire al popolo tedesco di avere il suo spazio nella storia.

Infine la commedia, poco usata in politica, ma dominante sul teatro italiano del dopoguerra democristiano: con piccoli aggiustamenti e qualche accorgimento tutto si risolve, lo spirito di adattamento italiano e la sua moderazione, la sua fede modesta e la sua modesta moralità possono guidarlo al successo, senza esagerare e senza drammatizzare. E anche il presidente americano Hoover, che entrò in carica nel 1929, pensò di risolvere la crisi scoppiata a Wall Street con l’ottimismo, la sdrammatizzazione, la sottovalutazione dei problemi, con la commedia, cioè. Ma lo storytelling deve essere al passo con le vere sfide, e per uscire dalla crisi servì l’eroismo epico di Roosvelt e del New Deal, non la triste commedia.